Il piede cavo
Il piede cavo è una condizione caratterizzata da un’arcata plantare più accentuata del normale. Può essere associato a una diversa distribuzione dei carichi, a deformità delle dita, instabilità della caviglia e dolore in alcune zone del piede.
Che cos’è il piede cavo?
Nel piede cavo l’arco longitudinale mediale è particolarmente elevato. La conformazione può essere flessibile oppure più rigida e può interessare uno o entrambi i piedi.
In alcuni casi può essere presente anche un atteggiamento in varismo del retropiede o una deformità delle dita, come dita a griffe o a martello.
Quali problemi può provocare
Dolore sotto l’avampiede
La distribuzione del carico può concentrarsi maggiormente sull’avampiede e sulle teste metatarsali, provocando dolore, callosità o metatarsalgia.
Dolore al tallone
Anche il tallone può essere sottoposto a un carico maggiore e diventare sede di dolore o ipercheratosi.
Instabilità della caviglia
Alcune forme di piede cavo sono associate a una maggiore tendenza alle distorsioni laterali della caviglia e a sensazione di instabilità.
Dolore laterale del piede
Nei casi con appoggio particolarmente spostato verso l’esterno, la colonna laterale del piede può essere sottoposta a maggiore stress.
Altri sintomi possibili
- callosità sotto il primo o il quinto metatarso;
- dita a griffe o a martello;
- dolore durante la camminata o la corsa;
- affaticamento del piede;
- difficoltà nell’indossare alcune calzature;
- distorsioni ricorrenti della caviglia;
- tensione o dolore della fascia plantare;
- dolore lungo alcuni tendini del piede e della caviglia.
Le possibili cause
Forma costituzionale
In alcune persone l’arcata plantare alta rappresenta semplicemente una caratteristica anatomica individuale e può rimanere asintomatica per molti anni.
Cause neurologiche
Alcune forme di piede cavo possono essere associate a patologie neuromuscolari. Tra queste viene frequentemente citata la malattia di Charcot-Marie-Tooth.
Alterazioni muscolo-tendinee
Squilibri nella forza e nell’azione dei muscoli e dei tendini possono modificare progressivamente la struttura e l’appoggio del piede.
Traumi o instabilità
In alcuni casi traumi, lesioni tendinee o una marcata instabilità della caviglia possono contribuire a modificare la biomeccanica del piede.
Come viene valutato
La valutazione comprende l’osservazione della forma del piede, dell’appoggio e della deambulazione, oltre alla raccolta della storia clinica del paziente.
È importante capire se il piede cavo è presente fin dall’infanzia, se è comparso o peggiorato progressivamente, se esistono casi simili in famiglia e quali attività provocano dolore o instabilità.
Possono essere valutati anche la forza muscolare, la mobilità delle articolazioni, la presenza di deformità delle dita e la stabilità della caviglia.
Esami diagnostici
Esame clinico e funzionale
L’esame diretto del piede permette di valutare flessibilità, rigidità, zone di sovraccarico, deformità e caratteristiche della deambulazione.
Esami strumentali
Quando necessario, il medico può richiedere radiografie o altri approfondimenti per studiare la struttura ossea o individuare eventuali patologie associate.
Il trattamento conservativo
Calzature adeguate
Una scarpa con spazio sufficiente, buon sostegno e caratteristiche compatibili con la forma del piede può contribuire a migliorare il comfort.
Ortesi plantari
In presenza di dolore o sovraccarichi, un’ortesi plantare personalizzata può contribuire a redistribuire le pressioni e migliorare l’appoggio.
Trattamento delle callosità
Le ipercheratosi dovute ai punti di maggiore pressione possono essere trattate dal podologo nell’ambito delle proprie competenze.
Esercizio e riabilitazione
In alcuni pazienti esercizi mirati, lavoro sulla mobilità, equilibrio e stabilità della caviglia possono essere utili come parte del percorso terapeutico.
Quando può essere valutata la chirurgia
Il trattamento chirurgico non è automaticamente necessario in presenza di piede cavo.
Può essere preso in considerazione nei casi sintomatici più importanti, soprattutto quando la deformità è rigida o progressiva, quando esiste una marcata instabilità oppure quando il trattamento conservativo non riesce a controllare adeguatamente i sintomi.
La scelta dell’intervento dipende dalla causa e dalle strutture coinvolte e deve essere valutata dallo specialista ortopedico.
Il ruolo del Podologo
Il podologo può contribuire alla valutazione dell’appoggio, delle zone di sovraccarico, delle callosità e delle problematiche funzionali associate al piede cavo.
In base alla situazione può intervenire con trattamenti podologici, indicazioni sulle calzature e, quando appropriato, con ortesi finalizzate alla migliore distribuzione dei carichi.
Nei casi che richiedono un approfondimento diagnostico o quando vi è il sospetto di una patologia neurologica o ortopedica, è importante il lavoro in collaborazione con il medico e con gli altri specialisti.
